Tra le professioni necessarie oggi nel dipartimento di digital marketing di qualsiasi azienda medio-grande un ruolo cruciale è svolto dal web strategist.

Il web strategist è colui che sviluppa strategie di marketing, comunicazione, community management (attraverso i social media ma non solo) visibilità, campagne di ppc, stabilisce ed organizza le attività di seo in collaborazione con l’esperto seo che poi tecnicamente le mette in atto, si occupa di link building, di ascolto del cliente, studia le migliori combinazioni di parole chiave adatte al buisiness assieme al web analyst.
Oggi il web strategist è una figura sempre più importante nel contesto di quelle che abbiamo definito le ” professioni del web ” e lo è, perché, è il più diretamente connesso (il trade union, potremmo dire), con la struttura tradizionale con la quale concorda le strategie di business sul web e alla quale da “suggerimenti” in merito alla “trasformazione” di quello che nel marketing tradizionale si faceva in altri modi e con altri strumenti.
Quello che occore sottolineare è il fatto che, cambiando il modello di comunicazione passato da uno a molti -nel modello della comunicazione masmediatica delle tv, dei giornali e delle radio- ad un modello uno a uno /molti a molti dove tutti hanno l’opportunità, non semplicemente di dire la loro (questo lo si poteva fare anche al bar parlando negtivamente di una marca) ma di avere uno spazio sul web quasi uguale a quello delle grandi aziende per dire la loro.
Questa cosa, a dir poco “sconvolgente” per le logiche tradizonali delle aziende che prediligevano un apparire (la comunicazione del brand) totalmente distaccato dall’effettivo essere, non è ancora, purtoppo, completamente chiara nella maggior parte di aziende.
La maggior parte di aziende infatti per esempio più che utilizzare gli user generated content per imparare, conoscere i prospect dando loro l’opportunità di dire la loro opinione e magari di aiutare l’azienda- hanno paura dell’incontrollabilità dei flussi di comunicazione che oggi non possono più essere decisi dalle aziende e tanto meno aprioristicamente e quindi semplicemtne si chiudon a riccio non comprendendo come la chiusura degli owened media sul web non argina il problema delle conversazioni fatte riguardo ad un brand su un determinato luogo, ma che addirittura lo amplifica perché date le dimenzioni e il numero degli spazi e dei luoghi nei quali conversare queste non possono neanche essere informate su eventuali problemi, discussioni negative, prese di posizione che si potrebbero monitorare se si dessero degli spazi “propritari” nei quali discutere con o del brand
Cambiano anche le strategie da adottare nelle politiche aziendali, naturalmente contano anche e sono molto importanti le scelte dell’organizzazione in merito al modello di “rappporto con il prospect e/o il cliente” e in questo -se il web strategist è una figura di peso all’interno dell’organizzazione- la sua professionalità e le sue conoscenze possono essere molto utili.
Il web strategist partecipa al budget che la società dovrà decidere di investire in marketing, in attività di comunicazione e in branding e, quindi, con una certa abilità nel proporre obiettivi ragiungibili, potrà ottenere ” un budget più alto per gli investimenti da fare sul web”.
Qui qualche esempio di come la mancanza di attenzione rispetto a quello che la gente dice su un brand sul web può essere veramente tanto, tanto, tanto dannoso e può esserlo a lungo termine e di come una strategia a lungo termine che focalizzi parte dell’attenzione su questo e che permetta di evitare questo tipo di problemi.
Il caso John Ashfield finito sul blog più letto d’Italia Piovono Rane di Alessandro Gilioli e su Vincos blog giusto per fare un’altro esempio
Il caso Nestlè ( campagna organizzata da greenpeace contro il brand resopnsabile a loro dire di “mancanza di attenzione ” rispetto alle politiche ambientali della Nestlè) trattato da Web strategist blog, il blog di Jeremiah Qwyang (uno dei più importanti social media manager in tutto il mondo, notare i retweet, please!) e da un gruppo I” Social CRM pioneers ” che ne discute.
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